Innovatori si diventa ed è per questo che nell’avventura di Heroes 2017 abbiamo deciso di coinvolgere chi è impegnato quotidianamente a formare le giovani menti , i nativi digitali, del nostro paese con spirito nobile e ambizioso. Di chi parliamo? Di Little Genius, la scuola internazionale che mira a fornire un’istruzione di alta qualità ai bambini in età compresa tra 2 e 10 anni, basandosi su metodo di studio alternativo – dall’età prescolare in su- radicato sulle professionalità dei docenti, su un modello di impresa etico ed eco-responsabile e soprattutto sull’idea che i giovani studenti -i nuovi nativi digitali- devono essere preparati adeguatamente ad un mondo in continua evoluzione.

Ma quali strategie è possibile mettere in atto affinché le nuove generazioni non si trovino impreparate? E come possono le istituzioni scolastiche diventare i nuovi hub di innovazione sociale, culturale ed economica? Ne parleremo a Heroes con  RuhmaChristian Rinaldi , Founder  di Little Genius International. Ma qui per voi qualche anticipazione.

Secondo il Word Economic Forum, il 65 per cento dei bambini che oggi frequenta la scuola primaria, domani svolgerà lavori che ancora non esistono. Quali strategie è possibile mettere in atto affinché le nuove generazioni non si trovino impreparate?

Sensibilizzare innanzitutto al problema. Scuole e famiglie in primis. Questo ormai è un problema atavico. Lo stato italiano, proclami e tentativi asfittici a parte, non è abituato ad agire per il futuro dei suoi ‘figli’ che, quando ‘skillati’, vanno via dal paese a meno di non ereditare fortune e poltrone. Il consueto paradosso, le imprese necessitano di competenze, i giovani con competenza vanno a portarle altrove.

In Italia non mancano le capacità della classe dirigente per dare una sterzata, manca la volontà a dirottare i percorsi verso il mercato del lavoro fuori dalle logiche clientelari. Noi eravamo all’università a Londra ormai quasi 30 anni fa e il governo britannico inviava funzionari pubblici a fare interventi di sensibilizzazione sullo sviluppo delle skill informatiche di base a prescindere dalle materie studiate. Si parlava di skill shortage previsionale, quello che poi 25 anni dopo è una realtà particolarmente problematica in Italia e non solo.

Eppure governi come quello tedesco e inglese, lituano o danese hanno agito più o meno per tempo, quantomeno creando degli ecosistemi di stimolo, sostegno e promozione dell’innovazione sociale. Oggi promuoviamo industry4.0 senza prima ‘aggiustare’ i programmi scolastici per supplire ai difetti di competenze? Non sarebbe meglio parlare e agire prima su education4.0 per poi ritrovarsi con tanta gente preparata a sostenere nuovi modelli e processi produttivi, creativi, distributivi?

Ebbene noi abbiamo scelto, nel nostro piccolo, di puntare su due linee strategiche sostanziali: formulare una metodologia educativa al passo con i tempi inserendo nei programmi didattici skill pratiche sia di prospettiva per il futuro che di consolidamento ad esempio della tradizione artigiana. La metodologia ICE® da noi creata punta su una continua evoluzione del contenuto, lavorando in parallelo sulle skill relazionali e l’autostima (non arroganza) del bambino. Quindi, i sistemi scolastici devono mirare sia alla teoria che a sviluppare menti e concetti che consentano agli studenti di acquisire le competenze future e pratiche per il futuro.

Le soft skills sono sempre più ricercate dalle aziende: di cosa parliamo esattamente e come possiamo crescere sotto questo punto di vista?

Innanzitutto occorre creare delle figure di mediazione culturale tra impresa e ricerca/università. Due mondi che in Italia sono due camere stagne, assaliti da baronie e famiglie, ma che non si parlano e invece dovrebbero alimentarsi l’un l’altro. Noi siamo una piccola scuola eppure collaboriamo con 20 enti e istituti di ricerca in Italia e nel mondo. Per spocchia? No, perché oggi non può essere altrimenti. Non siamo ne un’industria ne un’università, ma gli adulti del futuro che prepariamo devono necessariamente uscire da questa scuola con il coraggio e soft skill che aumentino la loro collocabilità futura in un mercato del lavoro a geometria frattale e non più euclidea.

Non bisogna fare una guerra alle nozioni o al patrimonio culturale profondo, ma affiancare alla conoscenza del mondo anche la conoscenza dei processi sociali, storici, politici ecc. in modo da tener sempre i programmi didattici allineati con la società in cui i bimbi dovranno vivere e confrontarsi da adulti.

Gli studenti della Little Genius International assimilano un senso di autonomia e responsabilità confrontandosi con tematiche e criticità sociali, internazionali e come avere un impatto sulla società attraverso il ruolo che la stessa scuola svolge come Società Benefit. Inoltre, gli studenti sono incoraggiati a riflettere attraverso l’esposizione alla multidimensionalità dell’opinione e del pensiero con l’esercizio della loro diplomazia e capacità di espressione partecipando attivamente al dibattito sul presente e futuro della società in cui vivono.

Sono passati da molto tempo i giorni in cui l’educazione trasferisce una serie di postulati ai suoi studenti in modo unilaterale e univoco. Secondo la nostra metodologia Infinite Child Evolution®, questo ostacola sia la creatività che le menti aperte, presupposti che consentono agli studenti di prevedere e essere agenti di un futuro migliore. In pratica nell’attuare un’educazione prospettica attraverso la prototipazione, robotica, microelettronica, semiotica, pilotaggio droni ecc. aiutiamo gli studenti a consolidare lo scopo e la funzione sociale di tali skill oltre a consolidare ad esempio skill artigianali (per prototipare con stampa 3d i bambini devono imparare prima a lavorare la materia manualmente, co-progettando forma e funzione delle cose, con lo scopo di evitare forme inutili o utili brutture).

Come possono le istituzioni scolastiche diventare i nuovi hub di innovazione sociale, culturale ed economica?

Personalmente abbiamo, come esperti di innovazione ormai ‘anziani, seguito vari programmi e progetti che volevano far incontrare impresa e ricerca di base. Tralasciamo i racconti purtroppo fin troppo nella tradizione italiana dell’inconcludenza o dei conflitti di potere micro e macro, e la conseguente assoluta incapacità di fare sistema. Concentriamoci invece sul ruolo che proprio ogni istituzione educativa deve avere, partendo dall’età prescolare.

Relazionarsi con la tecnologia in maniera sana oggi significa cominciare a educare i più piccoli a riconoscere negli strumenti digitali dei semplici ‘mezzi per raggiungere dei fini’ e mai dei ‘fini’ in se stessi. Ci spieghiamo meglio, il bambino non può vedere un tablet come un ipnotico specchio in cui riflettere il nulla, per quello ahinoi è bastata la TV. Deve invece riconoscere uno strumento che serve a interagire con contenuti, sapere, conoscenza nuova, anche il mero aspetto ludico deve avere uno scopo ben preciso come quello ad esempio di affinare coordinazione e responsività psico-motoria.

Le scuole hanno enorme responsabilità rispetto a questa lacuna, non al pari, ma ben più delle famiglie. I bambini non vanno lasciati in balìa degli strumenti digitali, ma messi in condizione di sfruttarne le potenzialità senza subirne le conseguenze più deleterie. La scuola è una macchina del tempo. Non ultimo, recenti studi McKinsey & Co hanno rilevato due dati altrettanto importanti per la rifocalizzazione dei sistemi educativi: per quanto la tecnologia comandi presente e futuro, l’insegnamento può essere solo impartito attraverso emotività e competenze relazionali umane.

Se non puoi sostituire gli insegnanti coi robot, la scuola ha e produce una tale mole di dati e informazioni che il valore economico che può produrre è inestimabile. E questo può ridare prospettive di progresso ai sistemi educativi che potrebbero autoalimentarsi finanziariamente. Ci vuole una riforma atipica del programma e del sistema educativo per far brillare e esporre la scuola come il vero nuovo hub per l’impatto sociale, per l’innovazione sana e continua.

Con il progetto di licensing della metodologia ICE® abbiamo voluto affrontare questa lacuna alla radice. Investire noi sullo sviluppo di metodologie didattiche ‘pronte per i nativi digitali’ per poi diffonderle a basso costo ed alto impatto. Anche per questo siamo oggi annoverati tra le top Benefit Corporation nel mondo. Le scuole non sono l’ufficio gestione vaccini dello Stato, ma un corpus di valori in cui va in scena un processo attivo di ‘culturalizzazione’ (globale), un sistema che abilita una forma di ‘augmented learning’ esplicito e privilegiato, purtroppo, rispetto al sistema scolastico tradizionale, sia pubblico che privato. Lo Stato deve spingere il riconoscimento pubblico delle scuole tutte come un ‘valore primario’, aiutandole nel formare una classe dirigente capace per il futuro.

La metodologia ICE, in questo senso, è innovativa. Ci racconti come viene applicata presso Little Genius?

ICE® vuol dire Infinite Child Evolution®. Il nome in se intende comunicare una necessaria rigenerazione continua dei contenuti e approcci dell’educazione del bambino. Da oltre dieci anni e con risultati straordinari lavoriamo in tale direzione e crediamo che i programmi educativi e gli educatori abbiano purtroppo ancora una disastrosa tendenza a rimanere statici e introversi nel tempo con revisioni troppo sporadiche.

Quindi assumiamo insegnanti giovani e dinamici, oprovenienti dalle culture più diverse. Lavoriamo come punti fondamentali con una ricetta educativa che riguarda  la crescita sociale, l’obbiettività, i programmi transdisciplinari, l’augmented learning,  la co-creazione con esperti di ogni materia, l’apertura mentale e la resilienza.

A noi di Heroes piace sempre immaginare il futuro: quali saranno le professioni più richieste nel 2040?

Spariranno troppe cose forse buone, come dai mestieri dei secoli passati sono spariti mestieri antichi e utili come, a mero titolo di esempio, chi andava in giro a raccogliere rifiuti per riciclarli (nel sud c’era chi raccoglieva olii esausti, vetro, carta, ecc. e cosi sfamava la  famiglia), spariti insieme all’ambiente ‘sano’.

Appariranno invece forse mestieri come il programmatore genetico, lo specialista di bio-computer, quello di augmented knowledge, purtroppo anche i poliziotti dell’ambiente (che forse non potranno essere robot), igienisti e designer di ambienti per umani, esperti in vari ambiti della gestione del trasporto spaziale, manipolatore del clima, giuristi della nuova etica, data designer, biourbanisti esperti di dimensione umana degli spazi sociali urbani e non, mediatori culturali tra robot e umani, addetti alla governance robotica, specialisti della compliance e sinergia interessi umani-robotici, psicologi degli ambienti lavorativi misti uomo-macchina, controllori del traffico droni e aerospaziale

Insomma, oltre a scatenare la fantasia dovremmo scatenare una classe dirigente competente a programmare e mettere in atto ogni sforzo statale per il futuro di un popolo in modo che questo non si depauperi oltre, e lasci rifiorire l’umanità nel suo essere distinto dal regno animale. In uno dei paesi più belli al mondo, dal nostro Sud, forse da Maratea, deve partire un manifesto di salvaguardia per le future generazioni. Gli eroi si misureranno rispetto a questo futuro. Non ai vizi passati e  presenti.

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