Persuasione, adesione al progetto, responsabilità. Nelle dinamiche economiche tra organizzazioni e società gli aspetti di Money&Value condividono la scena da protagonisti in campi diversi della materia. Hanno però un rapporto speciale nelle attività di fundraising, attraverso la figura del fundraiser. Chi è il fundraiser e di cosa si occupa? Quando la ricerca di un bene comune diventa governance economica.

Essere fundraiser

Come molte delle figure professionali nate o ridimensionate dalle possibilità offerte dai nuovi equilibri economici tra attori sociali, la figura del fundraiser raccoglie un insieme di competenze tecniche e professionali, soft skill e conoscenze tali da spiegare la complessità del suo operato. Il fundraiser ha il compito di reperire fondi destinati alla propria organizzazione (no profit e non) attraverso un’attività di governance indirizzata a finanziare cause e bisogni sociali individuati dalla propria organizzazione.

Se l’aspetto del no profit ha rappresentato e rappresenta in larga parte il campo d’azione del fundraiser, il suo utilizzo interseca adesso anche altre istituzioni: privati e imprese di responsabilità sociale, attività a vocazione  sociale condotte dalla PA e dagli Enti. La figura del fundraiser non deve perciò essere confusa con la figura di un semplice organismo dedito alla raccolta fondi. Le attività svolte dal questa figura sono considerate un processo di sviluppo di fondi. Una modalità che prevede una struttura organizzativa complessa che coinvolge uno staff e soprattutto una catena di valori condivisi.

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Gli strumenti del fundraiser

Tra metodo e tecnica. Il fundraiser si muove tra i due estremi per raggiungere la perfetta armonia d’azione per la creazione di campagne di raccolta fondi. Lo scopo del suo lavoro è quello di realizzare una sostenibilità finanziaria per una precisa causa sociale individuata dal proprio committente. Ma ogni campagna disegnata dal fundraiser dovrà mettere in campo una vera e propria governance versatile e di lungo periodo.

Persuasione, adesione al progetto, responsabilità, convincimento, creazione dell’interesse diffuso e duraturo verso la causa, marketing indirizzato e creazione di una rete di finanziatori forti. Il fundraiser si dedica al fine della propria causa e il denaro, che è un mezzo, diventa obiettivo finale di una macchina complesso costruita su una catena di valore e di fiducia.

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Il team e il fundraiser

Una governance verso l’esterno e verso il team di lavoro. La formazione continua è il più importante aspetto legato al lavoro del fundraising. Ogni campagna legata ai bisogni sociali necessità di conoscenza, grande adattamento alla tipologia di impegno e di beneficio ricercato e rischio. Il rischio è parte della capacità delle aziende che promuovono campagne di fundraising per le proprie attività e coinvolge economicamente le aziende che non solo provano ad aumentare il capitale destinato a particolari cause sociali ma investono parte del proprio patrimonio. Nella causa e nella preparazione del proprio team. Questo lavoro richiede forte consapevolezza verso quella che è una vera e propria missione. La compatibilità tra risorse disponibili, operatori e mezzi si muove in una operazione di armonizzazione continua. La costruzione del valore condiviso parte da qui.

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Fiducia e costruzione di senso. La costruzione del valore

Cosa rende speciale l’attività del fundraiser? La capacità di costruire una compassion verso un bisogno sociale avvertito come condiviso e creare nei donatori il desiderio di abbracciare una causa e sentirne il peso. Il ruolo del fundraiser, impegnato insieme ad uno staff altamente specializzato e sensibilizzato al tema, è quello di assegnare ad ogni donatore la responsabilità verso una causa. Non sarà l’associazione a sostenerla: sarà ogni singolo donatore. In questa scelta risiede la maggiore differenza tra il fundraising e la semplice raccolta fondi.

L’idea di processo si posa sulla costruzione della fiducia, su una informazione costante sull’utilizzo dei fondi ottenuti, attraverso report e campagne di pubblicità che raggiungano i donatori, attraverso la pubblicazione di bilanci e il mantenimento continuativo dei rapporti con i donatori. La rete assorbe queste attività ed preferisce ad esempio pochi donatori di qualità (ossia donatori forti impegnati in modo costante e per un tempo dilatato) e non tanti donatori occasionali.

Le operazioni di marketing rivolte ai donatori dovranno perciò prevedere formule personalizzate e coinvolgerli in attività specifiche vicine ai loro interessi. Su questa sensibilità si crea la relazione. E la relazione è il ponte verso il successo di ogni campagna di fundraising.

Vi riconoscete in questo tema? Vi aspettiamo a Maratea per Heroes 2018, dove Money&Value sono il tema centrale dell’edizione e diversi saranno i momenti dedicati al fundraising

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