Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano, nei giorni di Heroes condurrà il workshop sulla finanza alternativa per le startup durante il quale spiegherà quali possibilità ci sono per le start up di raccogliere fondi on line e per gli investitori privati e istituzionali di investire in progetti innovativi. Si tratta del crowdinvesting, che nel 2016 nel nostro Paese ha mosso circa 120 milioni di euro, e siamo solo all’inizio.

 Il crowdfunding come strumento finanziario: quando è nato e come si è evoluto?

L’idea di “mobilitare” le folle per raccogliere denaro non è certamente nuova (si pensi alle collette per le campagne elettorali o per le iniziative di solidarietà) ma è grazie all’avvento di Internet che il crowdfunding si è affermato come opportunità di finanziamento, attraverso la nascita di portali dedicati e specializzati, a partire dal 2010.

Il boom è avvenuto negli USA grazie a piattaforme come Kickstarter e Indiegogo, ma ben presto si è capito che il crowdfunding poteva essere utilizzato anche per raccogliere capitali per finanziare progetti imprenditoriali sotto forma di investimenti.

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Equtiy crowdfunding, lending crowdfunding e invoice trading: ci spiega questi strumenti in poche parole?

Nell’equity crowdfunding a fronte del contributo in denaro si diventa a tutti gli effetti soci del proponente, sottoscrivendo titoli partecipativi del capitale di un’impresa (in Italia al momento tale opportunità è riservata solo alle PMI).

Nel lending il finanziamento è del tutto simile a un prestito bancario, con il riconoscimento di un tasso di interesse e la promessa di rimborsare il capitale. Nell’invoice trading invece l’impresa proponente si finanzia cedendo attraverso Internet una fattura commerciale (analogamente al factoring) che viene acquistata a sconto da investitori privati, i quali incasseranno la fattura al pagamento da parte del cliente.

Crowdfunding

Con le piattaforme di equity e lending si possono dunque trovare soci e credito esclusivamente on line, senza nemmeno una stretta di mano?

In effetti sì. Occorre affidarsi esclusivamente alle informazioni fornite dai portali, ed eventualmente ad altre soft information come ad esempio la reputazione dei proponenti, le opinioni degli altri contributori, i social network. Occorre essere molto attenti: si tratta di investimenti abbastanza rischiosi. Non a caso si tratta di ambiti costantemente monitorati dalle autorità di mercato come Consob e Banca d’Italia, che però non hanno potere di intervenire sulle singole offerte.

Che tipo di investitore può essere attratto da queste nuove forme di investimento? 

Le nostre ricerche mostrano che l’investitore nel crowdfunding è mediamente di sesso maschile, e ha fra 35 e 45 anni. Si tratta di un’opportunità di diversificazione del portafoglio, anche per investitori istituzionali.

Come detto, il rischio non è trascurabile, quindi è consigliabile investire somme contenute rispetto al proprio budget. Si tratta però di un canale di raccolta di capitale sempre più importante per le imprese, soprattutto PMI, che non sempre riescono a trovare adeguate risposte dai canali tradizionali come le banche.

Crowdfunding

Che cosa può fare l’Italia per aumentare il volume d’affari del crowdinvesting?

In Italia l’industria sta crescendo velocemente: nuove piattaforme sono nate negli ultimi mesi e sempre più imprese utilizzano il crowdfunding. Rimane comunque un gap rispetto agli altri paesi. Sicuramente gli italiani (in particolare sopra una certa età) sono meno abituati a utilizzare Internet per investire denaro.

Per quanto riguarda l’equity crowdfunding la normativa è chiara e gli incentivi sono consistenti (detrazione fiscale 30% per gli investimenti nelle startup e PMI innovative) mentre invece per il lending e l’invoice trading occorre una normativa specifica che dia sicurezza agli operatori e l’equiparazione fiscale alle altre rendite finanziarie, magari utilizzando anche la leva degli incentivi dei PIR.

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